domenica 3 aprile 2016

Il nostro gioco chiamato vita




Partiamo dal presupposto che questa percezione chiamata vita, non abbia nessun senso, ma se la vita non ha una fine sensata, perché dovremo preoccuparci nel darle troppo un senso? giustamente ogni singola persona da una visione, senso e valore ai propri giorni di permanenza di vita qui sulla terra, inseguendo la odierna società e nel darle il proprio contributo, ricambiando con occupazioni mentali e fisiche in base alle sue preferenze, e cosa e con chi nel dare il suo valore, che potrebbe essere il lavoro, crescere i figli, un hobby o tutto quello che la società può metterci nel distrarci, perché in effetti che senso ha tutto, se non ha senso? quindi inevitabilmente tutto e  una sola pura distrazione. 

Ora approfondiamo il concetto di visione dell'ateo: L'ateo afferma e da valore al nulla, come il credente da valore a Dio.Il problema è che l'ateo afferma che è proprio l'umano a creare la visione del Divino, proprio perché se non ci fosse un Dio, tutti i tipi di comportamenti che siano i più brutali o i più buoni al mondo, sono tutti leciti, senza un giudizio morale.Quindi se non c'è un Dio, non esiste moralità, e se non esiste la moralità tutto non ha senso, ed ecco perché si arriva alla conclusione che la visione ateista conferma che la dottrina cristiana ho le istituzioni religiose sono presenti per il semplice fatto nel controllare l'ordine e il libero arbitrio troppo moralmente negativo delle persone, giocando appunto con la debole emotività dell’ uomo, come d'altronde si comportano le forze dell'ordine, ma con un approccio ben differente.Alla fine di tutto ciò, e quindi proprio l'essere umano, dotato dei suoi 5 sensi, che in base a questi ed alla propria cultura, esperienza passata e la formazione, da il proprio senso al suo cammino.Ora tra la visione nell'interagire attraverso il mondo con i 5 sensi e le comuni domande che assillano l'uomo nel cercare il senso assoluto, che alcune di queste sarebbero; cosa c'è dopo la morte? come è nato l'universo? Ho del perché si vive? potremo sfruttare tutto il nostro tempo alla ricerca della risposta, ma e proprio focalizzandoci su alcuni punti, come i 5 sensi che possiamo arrivare alla conclusione che siamo limitati, e che c'è solo meta di divino in noi, e non possiamo guardare oltre più del dovuto, proprio perché forse non abbiamo le capacità di arrivare alla visione della coscienza, che è la mente e visione del creatore, ovvero di Dio.


 Rifletti;"Se arrivassimo a scoprire una teoria completa sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché' conosceremmo la mente di Dio." 

Interagendo o semplicemente continuando a vivere, vediamo quanto male l'uomo è arrivato ha fare, come la natura sia così indomabile, come la scienza progredisce sempre di più, ma non arriva a dare una spiegazione a tutto, ma applica e cerca sempre delle teorie più plausibili e razionali al tutto.Osservandoci potremo notare di come fosse proprio brutto se alla fine tutto quello che facciamo e vivremo non avrebbe un senso, ed e questo tutto quello che conta? il nulla? Cioè vivere e dare un senso proprio al tutto proprio perché siamo qui sulla terra? incanalati già dalla nascita dalla società e dalle condizioni, e dalle scelte delle persone che scelgono al nostro posto quando siamo bimbi, quindi oltre a ripetere i comportamenti ripetitivi, dovremo credere in Dio solo perché ci da un valore più morale su questa vita? 


 Rifletti;"Non esiste ragione oggettiva del perché un uomo debba essere morale, a meno che la moralità non lo ripaghi nella sua vita sociale con il piacere che otterrebbe." 


 Come la mettiamo con l'esistenza di Dio?

Se la nostra esistenza si esaurisse nell'immanente, il discorso sarebbe chiuso qui. Immanente vuol dire tutto ciò che i nostri cinque sensi riescono a percepire. Questi nostri cinque sensi sono il risultato dell'evoluzione biologica. C'è però un'altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l'evoluzione culturale. L'evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l'uomo a scoprire se esiste o no il supermondo. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati. La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili. Nel «libro della natura», aperto poco meno di quattro secoli fa da Galileo Galilei, mai una virgola è stata trovata fuori posto.La speranza all'uomo del terzo millennio, solo la scienza e la fede possono darla. Questa speranza ha due colonne. Nella sfera trascendentale della nostra esistenza la colonna portante è la fede. Nella sfera immanentistica della nostra esistenza la colonna portante è la scienza.Noi siamo l'unica forma di materia vivente dotata della straordinaria proprietà detta ragione. È grazie a questa proprietà che è stata inventata la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura. Ed è sempre grazie alla scrittura che i nostri posteri potranno sapere cosa stiamo facendo noi avendo a disposizione la logica rigorosa teorica (meglio nota come matematica) e la logica rigorosa sperimentale (meglio nota come scienza). La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall'universo sub-nucleare all'universo fatto con stelle e galassie. Se c'è una logica deve esserci un Autore. L'ateismo, partendo dall'esistenza di tutti i drammi che affliggono l'umanità, sostiene che se Dio esistesse queste tragedie non potrebbero esistere. Cristo è il simbolo della difesa dei valori della vita e della dignità umana. Che sia figlio di Dio è un problema che riguarda la sfera trascendentale della nostra esistenza. Negare l'esistenza di Dio però equivale a dire che non esiste l'autore della logica rigorosa che regge il mondo. Tutto dovrebbe esaurirsi nella sfera dell'immanente la cui più grande conquista è la scienza. 


Rifletti; La scienza però non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l'esistenza di Dio. L'ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla. 




In conclusione: Siamo sottomessi dalla società e dalle più potenti istituzioni come le forze dell'ordine, quindi se commettiamo un evento per noi senza morale ma che nella legge rappresenta reato, pagheremo il reato con la pena stabilita, inoltre che una persona creda in un qualcosa di Divino o creda semplicemente al nulla, l'importante in base al mio punto di vista e che la persona stessa rimanga aperta mentalmente nell'interesse di saperne di più, e poi nel cercare il suo piacere morale e sentirsi appagato nel gesto compiuto sempre a fin di bene, augurandole la più buona permanenza di vita, se così si può definire questo gioco.


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a cura di Salvatore Cimiotta | © Diritti Riservati.