martedì 19 aprile 2016

Alto fino alle stelle, ma solo.



Tratto dalle pagine del libro di  OSHO " Conte o Senza te "

La solitudine è la tua natura La prima cosa da comprendere, che tu lo voglia o no, è che sei solo. La solitudine è la tua natura intrinseca. Puoi cercare di dimenticarla, puoi sforzarti di non essere solo stringendo amicizie, trovando amanti, mischiandoti nella folla... ma qualunque cosa tu faccia resta alla superficie. In profondità la tua solitudine è irraggiungibile, fuori dalla tua portata. A ogni essere umano capita uno strano incidente: la sua stessa nascita ha origine in una famiglia. Non è possibile altrimenti, il cucciolo dell'uomo è il più debole in assoluto, gli altri animali nascono completi. Un cane resterà un cane per tutta la vita, non crescerà né si evolverà. Certo, invecchierà, ma non diventerà più intelligente e consapevole, non si illuminerà. In questo senso, tutti gli animali restano esattamente nella condizione in cui sono nati; in essi non cambia nulla di essenziale. La loro nascita e la loro morte sono orizzontali: avvengono lungo una linea. Solo l'uomo ha la possibilità di muoversi in verticale, verso l'alto, e non esclusivamente in orizzontale. La maggior parte dell'umanità si comporta come gli altri animali: la vita è solo un processo di invecchiamento, non di crescita. Crescere e invecchiare sono esperienze del tutto diverse. 

L'uomo è nato in una famiglia, in mezzo ad altri esseri umani. Fin dal primo momento non è solo; per questo si struttura una particolare psicologia che lo spinge sempre a cercare la compagnia degli altri. Se è solo, comincia ad avere paura... una paura ignota. Non è esattamente consapevole di cosa ha paura, ma non appena esce dalla folla, qualcosa dentro di lui comincia a fargli provare disagio. In compagnia degli altri si sente al sicuro, tranquillo, protetto. Ecco perché non scopre mai la bellezza della solitudine: la paura glielo impedisce. Poiché è nato in un gruppo, continua a fare parte di un gruppo; quando cresce comincia a formare nuovi gruppi, nuove associazioni, nuovi amici. Le collettività già esistenti - la nazione, la religione, il partito politico - non lo soddisfano, per cui comincia a crearne di nuove: il Rotary Club, il Lions Club. Ma tutte queste strategie servono solo a una cosa: a non essere mai solo. L'esperienza di tutta una vita avviene in compagnia degli altri. 

La solitudine sembra quasi una morte. Da un certo punto di vista è così: è la morte della personalità che hai creato nella folla, un dono che gli altri ti hanno fatto; quando esci dalla folla, esci anche dalla tua personalità. Nella folla sai esattamente chi sei: conosci il tuo nome, il tuo titolo di studio, la tua professione; conosci tutto ciò che occorre per il tuo passaporto e la tua carta d'identità. Ma quando esci dalla folla, qual è la tua identità? Chi sei? Improvvisamente ti accorgi di non essere il tuo nome: ti è stato dato. Non sei la tua razza: che rapporto ha con la tua consapevolezza? Il tuo cuore non né hindu né musulmano, il  tuo essere non è limitato ai confini politici di una nazione, la tua consapevolezza non fa parte di un'organizzazione o di una chiesa. Chi sei? D'acchito la tua personalità comincia a disperdersi. Questo è ciò che fa paura: la morte della personalità. 

Adesso dovrai interrogarti per la prima volta, dovrai scoprire di nuovo chi sei. Dovrai cominciare a meditare sulla domanda: «Chi sono io?». E c'è il timore che potresti non essere affatto! Forse eri semplicemente una combinazione di tutte le opinioni della folla, secondo le quali non eri altro che la tua personalità. Nessuno vuole essere un nulla, un nessuno, ma di fatto tutti sono un nessuno.

 Esiste una bellissima storia...

 Alice ha raggiunto il Paese delle Meraviglie. Incontra il re che gli chiede: «Alice, hai incontrato un messaggero che veniva verso di me?». Lei risponde: «Nessuno». Il re dice: «Se hai incontrato Nessuno, perché non è ancora arrivato?». Alice è molto confusa: «Sire, mi ha frainteso. Nessuno è nessuno». Il re risponde: «È ovvio che Nessuno è Nessuno, ma dov'è? A quest'ora dovrebbe essere arrivato. Questo vuol dire semplicemente che Nessuno cammina più lentamente di te». Naturalmente Alice rimase molto contrariata da quel commento, e si scordò di trovarsi davanti al re. Esclamò: «Nessuno cammina più velocemente di me!». L'intera conversazione ruota intorno a questo «nessuno». Alice capisce che il re sta dicendo: «Nessuno cammina più lentamente di te». E pensa: «... io sono velocissima. Sono arrivata dall'altro mondo nel Paese delle Meraviglie, un piccolo regno, e lui mi sta insultando». Naturalmente ribatte: «Nessuno cammina più velocemente di me!». Il re replica: «Se è vero, perché non è arrivato?». E la discussione prosegue su questo tono.

 Tutti sono un nessuno:

Quindi, il primo problema per un ricercatore è comprendere esattamente la natura della solitudine. Essa vuol dire «nessun-ità»: abbandonare la tua personalità, che ti viene dalla folla, è un suo dono. Man mano che ti allontani dalla folla, non puoi portare questa personalità nella tua solitudine. In quest'ultima dovrai scoprire qualcosa di nuovo, di genuino, ma nessuno può garantire che dentro di te troverai qualcuno. Coloro che hanno raggiunto la solitudine hanno scoperto che non c'è nessuno. Voglio davvero dire nessuno: nessun nome, nessuna forma, ma una semplice presenza, una pura vita senza nome e senza forma. Questa è la resurrezione autentica e certamente richiede coraggio; solo persone molto coraggiose possono accettare con gioia la propria solitudine, il proprio essere un nulla. Il loro nulla è il loro essere allo stato puro, è allo stesso tempo una morte e una resurrezione. 


Bellissima vignetta: 

Gesù è appeso alla croce, guarda verso il cielo e dice: «Sarebbe stato meglio se insieme a Dio Padre avessi avuto Allah Zio. Così, se Dio non ascolta, Allah potrebbe aiutarmi». 

 Per tutta la vita Gesù era stato felice di proclamare: «Sono l'Unigenito Figlio di Dio». Ma non ha mai detto nulla sulla famiglia di Dio, il fratello, la moglie, gli altri figli e le figlie. Cosa ha fatto Dio per tutta l'eternità? Non ha una televisione con cui sprecare tempo, non ha la possibilità di avere un cinema. Cosa continua a fare questo poveretto? È un fatto risaputo che nei Paesi poveri la popolazione continua a crescere per la semplice ragione che i poveri non hanno altro svago gratuito. L'unico divertimento gratis è fare figli. Sebbene a lungo andare sia molto costoso, nell'immediato non ci sono biglietti, problemi, lunghe file... Cosa ha fatto Dio per tutta l'eternità? Ha creato un solo figlio. Adesso, sulla croce, Gesù comprende che sarebbe stato meglio se Dio avesse avuto fratelli, sorelle, zii. «Se lui non mi ascolta, avrei potuto chiedere aiuto a qualcun altro.» Sta pregando ed è in collera. Esclama: «Perché mi hai abbandonato? Mi hai dimenticato?», ma non c'è risposta. Sta aspettando il miracolo. Tutta la folla riunitasi per osservare il miracolo comincia a disperdersi. Fa troppo caldo e la loro attesa è inutile. Non accadrà nulla; se qualcosa doveva succedere sarebbe già successo. Dopo sei ore restavano solo tre donne che ancora credevano a un miracolo. Una era la madre di Gesù; è naturale, le madri credono sempre che i loro figli siano dei geni. Ogni madre, senza eccezione, pensa di aver partorito un bambino straordinario. Un'altra donna che amava Gesù era una prostituta, Maria Maddalena: quella donna, pur essendo una prostituta, deve aver amato Gesù. Persino i discepoli, i cosiddetti apostoli, che nella storia del cristianesimo divennero secondi solo a Gesù in importanza, scapparono tutti e dodici per paura di essere catturati o di venire riconosciuti, visto che erano sempre stati intorno a Gesù. Non puoi mai fidarti della folla: se fossero stati catturati, potevano essere crocefissi o picchiati, lapidati. Rimasero solo tre donne. Anche la terza era una donna che amava Gesù. Negli ultimi momenti restò solo l'amore, sotto forma di queste tre donne. Tutti quei discepoli devono essere stati con Gesù perché volevano andare in paradiso. È sempre un bene avere buoni contatti, e non puoi trovare un contatto migliore dell'Unigenito Figlio di Dio. Sarebbe bastato seguirlo per varcare le porte del paradiso. Il loro discepolato era una sorta di sfruttamento di Gesù, per questo non ebbero coraggio: erano furbi e astuti, ma non coraggiosi. Solo l'amore può essere coraggioso. Ami te stesso? Ami questa esistenza? Ami il dono di questa vita meravigliosa? Ti è stata data senza che tu fossi nemmeno pronto, degno, meritevole.


 Se ami questa esistenza che ti ha dato la vita, che a ogni istante continua  a darti vita e nutrimento, troverai il coraggio, questo coraggio ti aiuterà a essere come un cedro del Libano: alto fino alle stelle, ma solo. Nella solitudine scomparirai in quanto ego, personalità, e scoprirai di essere la vita stessa, eterna i immortale. Se non sei capace di essere solo, la tua ricerca della verità resterà un fallimento. La tua solitudine è la tua verità, la tua divinità. La funzione di un Maestro è aiutarti a ergerti nella tua solitudine. La meditazione è solamente una strategia per portarti via la personalità, i pensieri, la mente, l'identificazione con il corpo, lasciandoti assolutamente solo al tuo interno, nient'altro che un 264 fuoco vivo. E una volta che avrai scoperto il tuo fuoco vivo, conoscerai tutte le gioie e le estasi di cui è capace la consapevolezza umana. La nonna osserva il nipote mangiare la minestra con il cucchiaio sbagliato, impugnare il coltello dall'estremità sbagliata, mangiare la carne con le mani, versare il té sul piattino e soffiarci sopra. 

 È davvero difficile essere con gli altri, ma fin dalla nascita siamo abituati così. Per quanta infelicità, sofferenza e tortura ciò comporti, ci siamo abituati; almeno è qualcosa che conosciamo bene. Camminare nell'oscurità, oltre il territorio conosciuto, fa paura, ma se non superi il territorio della maschera collettiva, non puoi scoprire te stesso. 


 Poiché l'insegnante di scuola elementare è troppo timida per tenere la lezione di educazione sessuale, la trasforma in un compito a casa per gli alunni.  In realtà, pochissime persone hanno davvero amato. Hanno fatto finta, ingannando non solo gli altri, ma anche se stesse. Puoi amare davvero solo quando tu sei. Ora come ora sei solo parte di una folla, una rotella dell'ingranaggio. Se non «sei», come puoi amare? Prima sii; innanzitutto, conosci te stesso. Nella tua solitudine scoprirai cosa vuol dire «essere». Dalla consapevolezza del tuo essere fluisce l'amore, e molte altre cose. La solitudine dovrebbe essere la tua unica ricerca. Ma questo non vuol dire che devi andare sulle montagne. Puoi essere da solo in mezzo al mercato.

 Il punto è semplicemente essere consapevoli, all'erta, osservare ricordando che sei soltanto il processo della tua osservazione. Allora, ovunque tu sia, sei solo. Puoi essere in mezzo alla folla o sulle montagne; non fa differenza, sei sempre lo stesso processo di osservazione. Nella folla, osservi la folla; sulle montagne, osservi le montagne. A occhi aperti osservi l'esistenza, a occhi chiusi osservi te stesso. Sei solo una cosa: l'osservatore. E questo osservatore è la scoperta più grande. È la tua natura del Buddha, la tua illuminazione, il tuo risveglio. Questa dovrebbe essere la tua unica disciplina. Solo questo fa di te un discepolo: la disciplina di conoscere la tua solitudine. Altrimenti, cosa farebbe di te un discepolo? In vita sei stato ingannato su ogni punto. Ti è stato detto che credere  in un Maestro fa di te un discepolo: è assolutamente sbagliato; se così fosse, tutti sarebbero discepoli. Alcuni credono in Gesù, altri nel Buddha, in Krishna o in Mahavira; tutti credono in qualcuno, ma nessuno è un discepolo, perché essere un discepolo non vuol dire credere in un Maestro. Essere un discepolo vuol dire imparare la disciplina dell'essere se stessi, il proprio sé autentico. In quell'esperienza si cela il tesoro stesso della vita. In quell'esperienza diventi per la prima volta un imperatore, altrimenti resterai un mendicante nella folla. Esistono due tipi di mendicanti: i mendicanti poveri e quelli ricchi, ma sono tutti mendicanti. Persino i vostri re e le vostre regine lo sono. Solo quei pochissimi che sono rimasti soli con il proprio essere, la propria chiarezza, la propria luce, coloro che hanno scoperto la propria radiosità, la propria fioritura, quello spazio che possono chiamare la loro casa eterna: soltanto costoro sono gli imperatori. Questo universo intero è il loro impero. Non hanno bisogno di soggiogarlo, perché è già conquistato. Conoscendo te stesso l'hai conquistato. 


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a cura di Salvatore Cimiotta | © Diritti Riservati.